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FAQ:
  07 febbraio 2018

La mia notte con Henri

Seduto vicino a Toulouse-Lautrec, per raccontare i personaggi che affollavano Montmartre, un “Popolo” così distante eppure così vicino.

Sarà per quel lungo nome da nobile, sarà forse per la malattia e la conseguente statura. Se domandassi in giro chi fosse, che mestiere facesse e quanto fosse alto, sono certo che in molti mi risponderebbero che Henri de Toulouse-Lautrec era quel buffo pittore francese di circa un metro e mezzo. E tra questi molti ci sarei anch’io. Eppure varcando la soglia d’ingesso della mostra a lui dedicata dal titolo “Il Mondo Fuggevole” (fino al 14 febbraio a Palazzo Reale a Milano), ho capito ben presto che non si trattava solo di ricordi “scolastici”. Qualcosa di più profondo, di più intimo mi conduceva verso questo nobile nato nella seconda metà dell’800 e scomparso a soli 36 anni. Me ne sono reso conto inizialmente osservando le foto in cui è ritratto solo e insieme alla sua numerosa famiglia, tra travestimenti strampalati e pose quantomeno dubbie. Ne ho avuto conferma poi conoscendo, attraverso il suo tipico tratto “d’affissione”, i personaggi che popolavano Montmartre: il cosiddetto “demi-monde” fatto di artisti, scrittori, musicisti, ballerine, ma anche di pazzi, ubriachi e prostitute. Ho risentito alle orecchie le imprecazioni di Aristide Bruant, l’attore immerso nel suo mantello che era solito insultare il pubblico. Ho immaginato di veder volteggiare Jane Avril, leggera come una piuma o di spiare Yvette Guilbert mentre indossa i suoi lunghi guanti neri, prima di andare in scena ed incantare i presenti con la sua voce. E tutto intorno le urla, le risate, l’alcool, la passione mista a follia, immerse in una grande nuvola di fumo notturno sotto la quale, dal basso, spuntavi Tu, Henri. Seduto al tuo fianco avrei sbirciato l’ultimo ritratto o manifesto che stavi dipingendo, brindando all’onore di poter raccontare quel momento. Non con la pittura, certo - non sono mai stato capace di disegnare nemmeno una casetta - ma attraverso la musica e la parola, questo sì. “Ascolta l’ultima di...”, ti avrei consigliato prestandoti le cuffie (da indossare rigorosamente dietro al cappello), mentre tu correggevi sorridendo i miei “francesismi” e io attendevo la tua creazione sulla carta. Ed una volta finita l’avremmo raccontata insieme a loro, il “Popolo della Notte”, così vero, ma appunto così fuggevole. Un interlocutore tutto nostro che con piuma e pennello attendiamo che ci circondi per “dipingerlo” alle orecchie e agli occhi di tutti, nella sua realtà, senza giudizi. E’ così che si fa Henri, no? “Io non commento - esclami dal basso - io dipingo le cose per come stanno”. La musica, che ti ha ispirato, sta per finire, mentre tu riponi la tela che porterai in dono ad una nuova ballerina di cui domani parlerò. Il locale sta per chiudere, il fumo della notte si dipana gradualmente ed il Popolo sembra sciogliersi davanti a noi fermi sull’uscio. “Abbiamo terminato Henri - ti dico abbassandomi per guardarti negli occhi - ma di preciso che cosa abbiamo fatto?”. “Ciò che è vero”, mi rispondi voltandoti e scomparendo a passo svelto dietro a un vicolo. E mentre ti cerco con lo sguardo, rimanendo sospeso tra le tue parole e l’odore dell’alba, chiedo ai passanti “Ma lo avete visto, dov’è andato?”. Nessuno mi risponde, nessuno sembra averti notato ed allora capisco che, in fondo, quel che conta davvero è la “statura del tuo nome”. Alla prossima notte, Henri.


La mia notte con Henri

Il mondo fuggevole di Toulouse Lautrec a Milano

Toulouse Lautrec a Milano dal 17 ottobre 2017 al 18 febbraio 2018 in una grande monografica curata da Danièle Devinck e Claudia Zevi @ Canale Arte